8. Pietro Tenerani, Genio della caccia e genio della pesca
Il Genio della Caccia e il Genio della Pesca furono originariamente realizzati dallo scultore carrarese Pietro Tenerani (Torano, 1789 – Roma, 1869), tra i massimi esponenti del movimento purista, per il principe Tommaso Corsini: oggi gli originali, modellati tra il 1824 e il 1825 e acquistati dal principe nello stesso periodo, si trovano ancora a Roma presso la Galleria Corsini. I due esemplari che sono invece esposti all’Accademia di Belle Arti di Carrara sono repliche eseguite sulla scorta del grande successo riscontrato dalle “due belle statuine” (così nel 1832 le definiva il nobile Serafino d’Altemps), che ottennero poi premi e riconoscimenti (furono anche esposti al Salon di Parigi del 1831), uscirono ripetute più volte dalla bottega di Tenerani e andarono ad arricchire le raccolte di diversi collezionisti. Uno di questi, il barone Carl von Rothschild, che ne acquistò due esemplari nel 1841, chiese a Tenerani due ulteriori geni, quello dell’Agricoltura e quello del Commercio, anch’essi poi in seguito replicati. I due genietti dell’Accademia invece erano rimasti nella raccolta dello scultore (per la quale, molto probabilmente, furono appositamente realizzati) alla sua scomparsa, e arrivarono all’istituto carrarese a seguito di una donazione di Carlo Tenerani, figlio dell’artista.
Malgrado le due opere siano state concepite in pendant, sono divise da profonde differenze. Il genio della caccia, nella sua posa quasi solenne, è una scultura ascrivibile al neoclassicismo, con il suo portamento classico, il suo incedere quasi altero e la sua elaboratissima chioma (al punto da esser quasi rigida), il suo guardare alla statuaria antica. Il genio della pesca, di contro, presenta un atteggiamento estremamente naturale, preso com’è dalla sua attività che esegue con certa disinvoltura, e si presenta con una capigliatura liscia, che guarda invece alla statuaria rinascimentale. Da notare la finezza dei panneggi e di certi particolari, come la rete della pesca, nella quale si trova anche un pesciolino che il genio stringe tra le mani, che ricade pesantemente a terra e la cui trama è descritta con cura minuziosa, al pari del vello della preda che il genio della caccia porta invece con sé.




