PALAZZO CYBO-MALASPINA E ACCADEMIA DI BELLE ARTI
Il Palazzo
L’Accademia di Belle Arti è ospitata nel Palazzo Cybo-Malaspina, risultato della fusione di due nuclei: la medievale Rocca malaspiniana e il rinascimentale Palazzo del Principe. L’esistenza della Rocca è attestata almeno a partire dal 1187, anno in cui il castello carrarese fu concesso ai marchesi Moroello, Obizzo e Alberto Malaspina: seguirono poi lavori di ammodernamento per rendere la fortezza adatta a diventare una residenza, quale fu, in effetti, per secoli. Il castello si ampliò anche in conseguenza del progressivo affrancamento della comunità di Carrara dall’autorità vescovile: sappiamo che già nel 1385, all’epoca in cui la città passò sotto l’influenza milanese, il Comune di Carrara e il Ducato di Milano siglarono un accordo che prevedeva il completamento della Rocca a spese dei milanesi. Nel 1546 la Rocca fu anche teatro di un colpo di stato, quando il ventunenne Giulio Malaspina, figlio primogenito dell’allora marchesa di Massa e signora di Carrara, Ricciarda Malaspina, occupò i territori del piccolo Stato apuano e cacciò la madre, rea di averlo escluso dalla successione, diventando marchese. Tuttavia, poco dopo, il giovane perse l’appoggio dei suoi alleati (Andrea Doria e Cosimo I de’ Medici): dapprima si accordò con Ricciarda concedendole di tornare nel marchesato a patto che lui continuasse a reggere lo Stato, quindi, a causa di dissapori con Andrea Doria, partecipò a una congiura, poi fallita, per assassinare l’ammiraglio genovese: il marchese Giulio I fu arrestato, quindi condotto a Milano e giustiziato nel 1548.
La conformazione oggi visibile fu data alla Rocca solo tra il 1924 e il 1934, quando l’edificio fu sottoposto a restauri che eliminarono le pesanti addizioni ottocentesche ma al contempo diedero alla Rocca quell’aspetto di castello medievale ideale che constatiamo oggi: fu infatti durante tali lavori che furono aggiunte le caratteristiche merlature in laterizio. La Rocca si presenta oggi come un edificio severo e compatto, sul quale svetta un torrione, e al quale si accede attraverso il portale quattrocentesco situato proprio a lato del torrione e che immette nel cortile quattrocentesco, decorato con marmi e pitture e sovrastato da un doppio ordine di loggette, a loro volta ornate con decorazioni cinquecentesche (risalenti cioè al periodo di massimo splendore del marchesato, poi principato, e recuperate con i lavori di restauro degli anni Venti e Trenta) che ripetono lo stemma gentilizio dei Malaspina.
Il Palazzo del Principe è invece il nucleo rinascimentale del Palazzo Cybo-Malaspina: fu edificato a partire dal 1553 per volere di Alberico I Cybo-Malaspina che intendeva porre nel palazzo la sua residenza. Si presenta come un ordinato edificio rinascimentale a tre piani marcati da altrettanti ordini di finestroni. Il Palazzo del Principe è collegato alla Rocca da un elemento di raccordo, un piccolo corpo con un portale d’ingresso inquadrato da una cornice marmorea e sormontato da una trifora. L’ambiente che funge da atrio del piano nobile, la “Sala della Vittoria”, presenta vetrate della manifattura di Galileo Chini (Firenze, 1873 – 1956), restaurate nel 2017.
Oggi il Palazzo Cybo-Malaspina è sede dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, fondata il 26 settembre 1769 da Maria Teresa Cybo-Malaspina, ed ospitata nel Palazzo a partire dal 1810, quando l’istituto si trasferì qui per volere di Elisa Bonaparte Baciocchi, che all’epoca reggeva la città. Da visitare, in particolare, la sontuosa aula magna, circondata di gessi ottocenteschi che riproducono statue dell’antichità classica (il Laocoonte, l’Ercole Farnese, il Galata morente, la Venere di Milo e altre), l’ex teatro anatomico, un cortile dove sono esposte opere realizzate dai più illustri allievi che frequentarono l’Accademia nell’Ottocento, la biblioteca e la Sala dei Marmi, restaurata nel 2017, che raccoglie un campionario di decine di tipi diversi di marmo.
La collezione
La ricca collezione dell’Accademia di Belle Arti trova la sua eccellenza nella gipsoteca (raccolta di gessi), una delle più importanti d’Europa. Cominciò a costituirsi in epoca napoleonica, quando si formò il nucleo originario della raccolta, costituito dai calchi delle statue antiche che ricoprivano una doppia funzione: fungere da modello per gli studenti e ricreare una sorta di museo ideale della statuaria classica. A questo nucleo si aggiunge la raccolta dei gessi degli autori moderni, sui quali spiccano i gessi di Antonio Canova (come quello del ritratto di Letizia Ramolino, madre di Napoleone, che i visitatori trovano nella Sala della Vittoria: vedi approfondimento), quelli di Bertel Thorvaldsen e di altri grandi scultori del tempo (Lorenzo Bartolini, Christian Daniel Rauch, Carlo Finelli, Pietro Tenerani, Benedetto Cacciatori, Luigi Bienaimé). Di particolare importanza sono i due gessi di Carlo Finelli, le Ore danzanti (vedi approfondimento) e il San Michele Arcangelo, in quanto sono gli unici che l’artista decise di non destinare alla distruzione. Col tempo, la gipsoteca si è arricchita dei bassorilievi dei concorsi, che oggi ne costituiscono una sezione di notevole rilevanza: si tratta delle opere che gli allievi dell’Accademia (tra i quali nomi illustri della scultura ottocentesca, come i già citati Tenerani e Bienaimé) realizzavano per i concorsi d’invenzione oppure per i concorsi a seguito dei quali ai vincitori venivano garantiti pensionati a Roma e a Firenze. Oggi, i gessi della gipsoteca sono divisi tra la sede dell’Accademia, Palazzo Binelli e i laboratori di scultura dell’istituto, dove ancora oggi gli studenti guardano ai gessi ottocenteschi per compiere i loro studi.
Importante è poi la sezione archeologica, che raccoglie materiali provenienti dai vicini scavi di Luni, oltre alla celebre “edicola di Fantiscritti” (vedi approfondimento), un bassorilievo antico, probabilmente risalente al II o III secolo dopo Cristo, rivenuto nelle cave di marmo e che raffigura tre divinità classiche che recano iscrizioni nonché firme dei visitatori illustri, tra i quali Giambologna e Antonio Canova (in dialetto carrarese “fanti scritti” significa “ragazzi scritti”): fu staccato nel 1863 e quindi condotto in Accademia.
La raccolta di sculture conserva opere di autori come Giovanni Antonio Cybei (busto di Maria Teresa Malaspina), Pietro Tenerani (il Genio della caccia e il Genio della pesca, situati all’ingresso dell’Aula Magna, vedi approfondimento), Arturo Dazzi (il Cavallino), Ugo Guidi (il San Giovannino). La pinacoteca include invece, tra le varie opere, una pala duecentesca di scuola lucchese, una Madonna col Bambino di scuola senese del Trecento e un ciclo delle stagioni attribuito ad Andrea Appiani.



