TEATRO DEGLI ANIMOSI
È il principale teatro cittadino: si trova appena fuori piazza Alberica, nella zona che i carraresi chiamano “For d’ porta” (“Fuori di porta”) in quanto anticamente situata fuori dalla cerchia muraria cittadina, nei pressi del quartiere della Lugnola. La storia del teatro iniziò nel 1836, quando un gruppo di nobili ed esponenti dell’alta borghesia carrarese si riunì in un sodalizio, l’Accademia del Teatro, col deliberato fine di dare un teatro alla città, che ne era sprovvista: era stato infatti demolito il teatro ospitato nel Palazzo Cybo-Malaspina, divenuto nel 1810 sede dell’Accademia di Belle Arti, istituto che avrebbe poi necessitato di ulteriori spazi. Il progetto fu affidato all’architetto neoclassico Giuseppe Pardini (Lucca, 1799 – 1884) e la costruzione terminò nell’ottobre del 1840: l’inaugurazione si tenne in data 26 dicembre, con uno spettacolo di prosa, “La donna ambiziosa” di Alberto Nota (non vi presenziò il duca Francesco IV, che era già stato invitato ben un anno prima dall’Accademia del Teatro: quest’ultima si era peraltro premurata di riservargli il palco centrale).
Acquisito dal Comune di Carrara nel 1964, ospitò nel settembre del 1968 il Congresso Mondiale degli Anarchici nell’ambito del quale fu fondata l’Internazionale delle Federazioni Anarchiche. Restaurato a partire dal 2008, è stato ridotto in capienza (dai precedenti 420 posti a sedere si è passati a 350) e riaperto nel 2017.
Esternamente si presenta con una sobria facciata interamente in marmo, caratterizzata da un pronao esastilo (a sei colonne: tozzi pilastri nel registro inferiore, più agili colonne ioniche in quello superiore) che si conclude con una trabeazione che si presenta con un’architrave ornata con maschere e sormontata da una balaustra decorata a ghirlande in riquadri separati gli uni dagli altri da lesene. L’unica eccezione è rappresentata dal riquadro centrale, che è disadorno in quanto designato ad accogliere l’epigrafe dedicatoria, ideata dal letterato Andrea Micheli Pellegrini: “MDCCCXXXIX / A INGENTILIRE I COSTUMI / PER L’ARTE / CHE PIÙ ALLETTA E AMMAESTRA / I CITTADINI / ANIMOSI ERIGEVANO” (il messaggio voleva dunque presentare il teatro come nato dalla volontà non dei soci dell’Accademia, bensì dei cittadini tutti, indicati come “animosi”). Ancor più sobrio si presenta il prospetto su piazza Garibaldi: due registri che ripetono il modulo delle finestre incorniciate da lesene (più slanciate quelle del piano superiore).
All’interno, il pubblico è accolto da un foyer diviso in tre sezioni separate da colonne in stile dorico arcaico in marmo bianco e coperto da un soffitto a cassettoni. L’apparato decorativo del foyer si compone dei modelli in gesso delle allegorie della Musica e della Poesia che trovano spazio entro due nicchie, opera di Carlo Chelli (Carrara, 1807 – 1877) e dai medaglioni a bassorilievo che corrono lungo le pareti e che raffigurano poeti e musicisti italiani, realizzati da Carlo Nicoli (Carrara, 1843 – 1915). Si accede quindi all’elegante sala, anch’essa in stile neoclassico, colma di velluti rossi e modellata sul tipo del teatro all’italiana: è composta da tre ordini di palchi (cinquantasei in tutto) e dal loggione, e l’idea che animò il progettista fu quella di creare un ambiente raffinato e raccolto che rendesse piacevole ascoltare attori e cantanti (tanto che, negli articoli dell’epoca, ci si riferiva spesso agli Animosi come al “Teatrino di Carrara”, dove il termine “teatrino” aveva un senso positivo). Le balaustre sono ornate con leggiadre decorazioni dipinte nel 1870 dall’artista locale Carlo Pellini. Il palcoscenico, di quattordici metri di larghezza per undici d’altezza, è provvisto di un sipario in velluto rosso al cui centro, in alto, campeggia lo stemma della città.
Il Teatro ospita un’intensa stagione di prosa: sul palco degli Animosi si alternano spettacoli destinati anche a pubblici esigenti (il pubblico di Carrara è sempre stato famoso come uno dei più attenti d’Italia). Il ridotto, altro spazio elegante, decorato con stucchi bianchi e dorati, fu in origine concesso alla Società del Casino Civico, una “società di conversazione, giuoco e lettura”, mentre oggi ospita incontri, conferenze, presentazioni, cerimonie pubbliche.



